Che fare, cosa non rifare/ 27
Il Cav. può ancora salvare il bipolarismo, e Fini si svegli
Mi consenta una breve riflessione su un tema che le sta a cuore, ovvero le sorti del Pdl. L’insipienza, l’arroganza, la cecità, la mediocrità e l’incapacità di gran parte della sua classe dirigente mi spingerebbero a sperare che quel partito venga spazzato via; se lo meriterebbero! Ma così parla la “pancia”. Se metto in moto il cervello, invece, non posso che preoccuparmi seriamente del fatto che circa metà del paese rischia di trovarsi a breve senza una valida offerta politica. di Sofia Ventura, politologa Leggi tutti gli interventi - tutti gli interventi /2
16 AGO 20

Dunque, poiché all’orizzonte a destra non si vede una forza alternativa che possa sostituirsi al Pdl, il buon senso non può che farci sperare che questo, trasformandosi in profondità, sopravviva in qualche forma per diventare perlomeno una parte di una nuova aggregazione di centrodestra in un (si spera) sopravissuto sistema bipolare.
L’impresa, però, è ardua. Ardua perchè Berlusconi sembra non volere rinunciare al suo ruolo di padre-padrone e soprattutto perché Berlusconi non sa cosa è un partito e nemmeno gli interessa saperlo; ardua perché i tanti cacicchi del Pdl non vogliono mollare le loro immeritate poltroncine e non sono capaci di comprendere i madornali errori compiuti sino ad oggi.
Ma Berlusconi una cosa buona l’ha fatta, una cosa che sarebbe tanto più buona se i suoi effetti andassero oltre le intenzioni del premier, ovvero mettere una pezza dopo il disastro delle elezioni amministrative: Berlusconi ha fatto nominare Angelino Alfano segretario dall’Ufficio di presidenza del partito. Alfano è un politico accorto, un uomo intelligente e a differenza di tanti suoi colleghi di partito con una visione non di breve periodo e soprattutto presentabile. Sino ad oggi, però non ha mostrato, non ha potuto mostrare (altrimenti non avrebbe il ruolo che ha) una propria autonomia dal leader maximo; uomo fidatissimo è stato messo al vertice del partito. Ecco, a questo punto dovrebbe sorprenderci con effetti speciali. Sfruttando la grave crisi del momento, puntando sul consenso che potrebbe in questo modo ricevere dalla base del partito e da un’opinione pubblica che del Pdl si stanno ormai chiaramente stufando, lanciare proposte di innovazione radicale.
Alfano dovrebbe avere il coraggio di proporre finalmente una rivoluzione nel funzionamento del partito, ovvero proporre l’elettività di tutte le cariche nazionali e locali non con il coinvolgimento dei soliti delegati, ma direttamente di tutti gli iscritti, che dovrebbero essere coinvolti anche nella scelta dei candidati alle consultazioni elettorali a tutti i livelli, per portare un po’ di aria nuova nella selezione della classe dirigente. Ma non basta. Per fare capire che davvero si sta voltando pagina dovrebbe porre la questione di nuove regole democratiche per la scelta del leader di un partito che non può finire con l’avventura personale di Berlusconi e di elezioni primarie per la designazione del candidato premier per le prossime elezioni.
Solo così il Pdl potrà trasformarsi in una forza politica in grado di concorrere a far sopravvivere una credibile offerta politica nel centrodestra e magari di riprendere il dialogo con chi non ha potuto fare altro che andarsene altrove per sperare in una destra diversa.
Un sogno? Forse, anzi, probabilmente. Ho già avuto modo di dire che reputo che sia ormai troppo tardi per pensare seriamente a un rinnovamento del Popolo della libertà. Eppure, così come non voglio smettere di sperare che Gianfranco Fini si svegli dal suo torpore e riprenda il filo di un discorso interrotto, voglio anche mantenere l’illusione che del Pdl non rimangano solo macerie, perché questo povero Paese ha un disperato bisogno di una destra almeno un po’ capace e almeno un po’ liberale.
di Sofia Ventura, politologa